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I giovani che in Italia combattono il razzismo su Instagram

Manifestazione Black Lives Matter a Milano, Italia, 2020

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Mairo Cinquetti/NurPhoto/PA Images. All rights reserved

“Dopo aver visto il video dell’omicidio di George Floyd, abbiamo iniziato a sentirci tra noi e abbiamo deciso di non rimanere in silenzio”, dice Anass Hanafi, studente di giurisprudenza. A maggio ha contribuito a creare l’account Instagram @imstillalive – che ha trovato rapidamente seguito tra gli utenti italiani del social media e adesso ha più di 6 mila follower.

Instagram ha reso le organizzazioni antirazziste più globalizzate e connesse che mai, e questa forma di attivismo si è intensificata durante la pandemia da COVID-19. In Italia immigrati di nuova e seconda generazione stanno usando Instagram per pubblicare contenuti che parlano di razza, esprimendo solidarietà al movimento Black Lives Matter e protestando contro i casi di razzismo che si verificano a livello locale.

“La situazione di incertezza in cui ci trovavamo durante il lockdown non ha aiutato”, aggiunge la studentessa di giurisprudenza e attivista per i diritti umani Victoria Oluboyo, 25 anni, co-fondatrice di @imstillalive. Il distanziamento sociale, le mascherine e le rigide regole sui comportamenti da tenere in pubblico hanno reso difficile l’organizzazione di grandi proteste, e per questo hanno deciso di lanciare questa campagna online.

Quello che spicca è la diversità dei loro contenuti – sono riusciti a coinvolgere soggetti appartenenti a differenti gruppi razziali e minoranze etniche. Hanno chiesto a persone di diverse etnie di mandare le loro foto mentre reggevano cartelli con i nomi delle vittime di razzismo – in Italia e all'estero – accompagnate dall'hashtag #imstillalive.

“Crediamo che sia importante prendere in considerazione il territorio in cui viviamo e i problemi che affrontiamo quotidianamente”, dice Abril Muvumbi, 23 anni, anche lei coinvolta nella gestione dell’account @imstillalive e coordinatrice di un altro profilo Instagram di stampo sociopolitico, chiamato Millennials, che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alla politica.

La migrazione verso l’Italia è avvenuta molto più recentemente rispetto ad altri paesi europei, mi dice Muvumbi, “quindi stiamo ancora lavorando su diversità e inclusione”.

"Sicuramente non è facile evitare una sorta di ‘performative allyship”, molte di queste battaglie passano attraverso i social media, ma in realtà non portano alcun cambiamento", dice Razzismo Brutta Storia.

In Italia ad esempio c’è stato un acceso dibattito sul numero di account Instagram molto famosi che hanno postato l’immagine di un quadratino nero come simbolo di anti-razzismo. Lo scrittore Louis Pisano, che vive a Milano e che da tempo denuncia la mancanza di diversità nell’industria della moda, ha criticato l’ipocrisia di marchi e aziende che si sono impegnati in una forma di antirazzismo performativo.

Razzismo Brutta Storia dice che è diventato “un modo per distogliere l’attenzione da altre azioni collettive – sia online che offline”. Come organizzazione, aggiunge il portavoce, “preferiamo stare in silenzio e continuare a lavorare su obiettivi a lungo termine invece di rincorrere l’attenzione dei social”.

A differenza della diversità promossa da @imstillalive, Razzismo Brutta Storia sembra focalizzarsi principalmente sugli afro-italiani. La dj e autrice Sonia Garcia spiega che “la comunità afro-italiana ha una storia più radicata nel territorio – vedi il colonialismo in Africa – ed è conseguentemente più coesa, consapevole e politicamente attiva di ogni altra comunità razzializzata in questo paese”.

Razzismo Brutta Storia dice che dopo la morte di George Floyd “è vero che il razzismo ha ricevuto una copertura mediatica senza precedenti in Italia, gli afro-italiani in molti casi sono diventati personaggi simbolo di antirazzismo nel mainstream e sui social”.

La nota attivista e scrittrice italiana Esperance Ripanti, 28 anni, ha detto in un’intervista a Rivista Studio di ricordare esattamente quando ha iniziato a usare Instagram come uno strumento di attivismo. “Era il 2018, il 3 febbraio”, il giorno della sparatoria a Macerata, quando l'estremista ed ex candidato della Lega Luca Traini ha sparato a sei migranti neri, ferendoli.

Quella stessa estate, Ripanti ha lanciato gli hashtag #facciamoluce e #facciamofolla per “firmare” i suoi post su razza e razzismo. "È una forma di attivismo digitale che sono riuscita a rendere reale", mi ha detto Ripanti al telefono. "Il blocco del COVID-19 in Italia ha insegnato alle persone a comunicare tra loro senza essere nella stessa stanza", ha aggiunto.

La pandemia stessa ha messo a nudo le disuguaglianze sistemiche e la discriminazione razziale che molti influencer neri italiani, come Tia Taylor e Bellamy Okot, fondatrice del blog AfroItalian Souls, hanno sottolineato. Taylor, per esempio, ha riportato le esperienze di studenti di medicina che non sono formati su come le malattie dermatologiche appaiono sulle pelli più scure. (È un fenomeno mondiale, tanto che uno studente nero di Londra ha recentemente pubblicato un libro per aiutare il personale sanitario a identificare i sintomi sulla pelle più scura).

Attivismo vuoto?

Razzismo Brutta Storia è un'organizzazione antirazzista che esiste da più tempo di questi account Instagram, essendo stata fondata nel 2008. È composta da ricercatori, attivisti e artisti provenienti da ambienti razzializzati, pubblica articoli accademici, pezzi di opinione e organizzano conferenze e sit-in.

Lo scorso giugno, ad esempio, il gruppo ha organizzato “Decolonise the city”, una lezione pubblica sul colonialismo italiano nei giardini milanesi che ospitano la statua di Indro Montanelli. Ma un portavoce mi ha detto che nell’ultimo anno i loro “contenuti, soprattutto su Instagram, hanno avuto una portata più ampia che mai" – anche tra gli italiani bianchi disposti a parlare di razzismo per la prima volta.

Non tutte le persone nere sono state contente di questa nuova e inaspettata attenzione. “Sono stata scioccata dal numero di follower che si sono riversati sul mio profilo”, ha detto Ripanti, menzionando l’interesse improvviso degli italiani bianchi nei confronti di un dibattito sul razzismo da tempo necessario. “Mi sono sentita come se facessi parte di un trend”.

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